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IL CORPO DEL REATO

By Miike T on May 5, 2010

Puo’ piacere o meno questo film di Nicolas Windindg Refn, regista danese del quale conservo estaticamente la trilogia di “Pusher” nell’armadietto delle cose preziose, ma di sicuro non puo’ lasciare indifferenti.
Una storia apparentemente semplice, il percorso lineare di un uomo che fin dall’adolescenza trova nella violenza (sugli altri, sulle autorita’, ma soprattutto su sè stesso) il modo per sfuggire alla banalita’ ossessiva che si gli prospetta come unico orizzonte di vita.
E decide di spendere la propria vita, volente o nolente, in gran parte nelle prigioni di sua Maestà.
Una maschera tragicomica, che si presenta come un imbonitore da quattro soldi e ci fa l’occhiolino mentre viene trascinato via verso l’ennesima punizione, che coltiva improbabili baffi a manubrio come unico segno distintivo di una personalita’ scomparsa dietro la presenza imponente e ossessiva del corpo.
Ed e’ proprio il corpo il punto focale del film, il corpo seminudo, unto, sanguinante e sfregiato, oppure ingabbiato in anacronistici vestiti.
Il corpo del reato, della rivolta e della sconfitta. Il corpo come unico mezzo di scambio della societa’ capitalistica (massi’, diciamolo!), che dal corpo richiede bellezza e forza per essere vendibile e sfruttabile, ma anche sottomissione e docilita’.
Quando Bronson, il nostro protagonista, decide di eliminare questi ultimi parametri dal suo rapporto con il potere, ecco che interviene la repressione. Che stringe d’assedio la mente di Bronson e deride la sua acerba spiritualita’ (ben rappresentata dai suoi primitivi e inquietanti tentativi di creazione artistica), fino a lasciarlo solo sul palcosenico come all’inizio del film, riducendolo a un muro di carne sul quale si abbatte tutta la potenza di fuoco di chi il corpo lo vuole cosi’, prigioniero e incatenato fino all’immobilita’ piu’ totale.
Solo apparentemente goliardico nella sua “ultraviolenza”, e fantasioso solo in apparenza.
Infatti Michael Gordon Peterson (alias Bronson), e’ tuttora incarcerato.
Ha passato 34 anni in prigione, di cui 30 in isolamento.