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Italian review

By GekkoP on December 21, 2011

I dvd italiani della trilogia della vendetta che ha reso celebre Park Chan-wook furono una bella scoperta per me. Li recuperai tutti in breve tempo, me li guardai uno dietro l’altro, inorridito e estasiato. Non li ho mai rivisti, non li ho più toccati. Non perché particolarmente disturbato dalla visione, ma perché non ne ho più sentito il bisogno. Senza nulla togliere a Park Chan-wook, che con quel tris ha presentato un tema abusato come quello della giustizia personale da diversi punti di vista, ognuno crudele, toccante, indimenticabile. Stessa cosa per I’m a Cyborg, But That’s Ok, che ho adorato a tratti più della vendetta. I dvd sono lì, ma è come se non ci fossero. Ho perso di vista Park Chan-wook, non ho visto il suo ultimo Thirst e al suo cinema non sono più tornato per un bel pezzo. Joint Security Area mi è piombato addosso per puro caso, ad essere sincero. Non lo stavo cercando, e nella lista quotidianamente aggiornata di film da recuperare mi tocca ammettere con vergogna che non figurava. Non avrei mai detto che sarebbe diventato il mio Park Chan-wook preferito.

Joint Security Area è nettamente la prova meno virtuosa del regista sud-coreano. Certo ci sono inquadrature che tolgono il respiro, e penso per esempio all’epilogo, che stampa indelebilmente JSA nella memoria dello spettatore con abilità da antologia. Hanno maggiore rilievo, però, i primi piani decisi, che catturano ogni emozione sul volto dei personaggi. La fotografia cristallina e l’accento sui colori, elementi chiave nell’opera di Park Chan-wook, hanno spazio limitato. Ad esclusione di poche scene, tutto JSA è ambientato nel buio della notte, che annienta luce ed illuminazione. La vera forza di Joint Security Area è costituita dalla robusta sceneggiatura e dalla recitazione fenomenale degli attori.

[continua qui: http://gwailoutavern.blogspot.com/2011/02/joint-security-area-di-park-chan-wook.html]