Fra i tanti delusi e stanchi dopo il terzo capitolo di Matrix, c’ero anch’io. Uscii dal cinema pronto a bastonare i fratelli Wachowski. V for Vendetta mi ridiede un po’ di speranza, ma ancora non me la sentivo di tornare a seguirli come i giorni successivi al primo Matrix. E così li persi di vista, mi abbandonai ad altro cinema e mi dimenticai di loro. Nella spasmodica attesa per Redline 1, qualche tempo fa mi sono imbattuto in Tailenders 2, un corto veramente ben fatto. Mi ha ricordato quanto mi piace l’adrenalina che inseguimenti e corse automobilistiche al cinema riescono a scaricarmi addosso. Da lì a Speed Racer il passo è stato brevissimo. Affamato di velocità decido di non curarmi di tutte le critiche che hanno massacrato Speed Racer e del flop ai botteghini. Uno sguardo nella rete e si fa presto a notare che a parte me e altri quattro gatti sparsi in tutto il mondo nessuno si sognerebbe mai di parlare bene di Speed Racer. È più facile abbandonarsi all’ultimo noiosissimo action americano che maschera povertà di idee con ricchezza di citazioni.
Speed Racer è la trasposizione su grande schermo di un anime giapponese datato 1960, co-prodotto dall’inglese Velocity Productions Limited e dalla tedesca Sechste Babelsberg Filmgesellschaft mbH. È dal 1992 che si provava a lavorare a questo adattamento cinematografico. Cambiano produttori, registi e attori, finché i Wachowski decidono di farsi carico di scrittura e regia per completare il progetto. Dubito che qualsiasi nome precedentemente coinvolto in Speed Racer (si parlava di Gus Van Sant, Johnny Depp, Alfonso Cuarón, J.J. Abrams…) avrebbe potuto fare di meglio. Il motivo è molto semplice: dove sono arrivati i Wachowski con Speed Racer nessuno era arrivato, e nessuno ci è ancora saputo arrivare. Non tanto per la qualità globale di Speed Racer. Per quanto innamorato, perfino io riconosco i limiti e i difetti di un’opera del genere. Tuttavia, l’uso innovativo che i Wachowski fanno della CGI in questo film è avanguardia. È la parola definitiva sull’utilizzo della computer graphica al cinema. L’effetto non è più speciale, non è più abbellimento estetico o contorno che fa spalancare gli occhi ogni tanto, ma è l’ossatura sulla quale i Wachowski modellano con inaspettata creatività una creatura camaleontica. Da funzione di ritocco, l’effetto speciale diventa il motore e il protagonista assoluto, donando al cinema tutte le potenzialità e la libertà che solo certa animazione – giapponese, non a caso – era finora stata in grado di sfruttare.
[continua qui: http://gwailoutavern.blogspot.com/2011/05/speed-racer-di-larry-e-andy-wachowski.html]