Tra i tanti, in verità non poi molti, modi che il cinema ha utilizzato per parlare di musica uno degli approcci più ricorrenti è quello di prendere un personaggio maledetto, scomparso suicida o in altre drammatiche circostanze, e raccontarne l’insesorabile caduta. Due grandi che mi stanno particolarmente a cuore hanno avuto un trattamento simile: Charlie Parker e Ian Curtis. I rispettivi film di Eastwood e Corbijn ruotano attorno alla vita privata dei protagonisti, relegando la musica, principalmente, a poco più di una colonna sonora. Come se il regista avesse isolato gli episodi in cui i due musicisti sono all’opera in forma di videoclip, avulsi dalla narrazione. O meglio, come leggere la biografia cartacea mentre lo stereo suona Lover Man e New Dawn Fades. Bertrand Tavernier, invece, sceglie un approccio molto più interessante. A dirla tutta, a mio avviso non c’è intersezione fra cinema e musica che faccia onore ad entrambe le arti in questo modo.
Round Midnight non vuole essere un film biografico nel senso stretto del termine. Ne prende le distanze utilizzando come protagonista un personaggio immaginario, il sassofonista Dale Turner, ma al tempo stesso si fa portavoce di due giganti del jazz, Bud Powell e Lester Young, a cui il film è anche dedicato. Nel Dale Turner interpretato da Dexter Gordon, infatti, troviamo la fragilità psicologica di Bud Powell e il suono e i vezzi di Lester Young. Round Midnight trae spunto dalle cronache dei giorni che Powell ha trascorso a Parigi, redatte da Francis Paudras 1. Su di lui è basato Lady Francis, protagonista in seconda. Da notare, tra i tanti omaggi, come Dale chiami gli amici e i conoscenti anteponendo “Lady” al nome, un’abitudine tipica di Lester Young.
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