Il gallese Gareth Evans ritorna dopo il bel Merantau all’arte marziale indonesiana, il pencak silat. Lo fa con uno dei film più chiacchierati della stagione, quel The Raid che fin dalle prime immagini aveva alzato l’asticella hype degli appassionati di azione sopra livelli accettabili. The Raid è a tutti gli effetti una bomba scaraventata in piena faccia allo spettatore. Si prende quindici, venti minuti all’inizio per caricare la tensione, introdurre la manciata di personaggi che ci troveremo a seguire e l’esile pretesto narrativo. E poi scoppia di scontri corpo a corpo a non finire, interminabili sequenze di combattimenti violenti, furiosi, disperati lungo i corridoi e le stanze di cui è fatto l’anonimo palazzo che ospita tutta la vicenda. Evans continua la sua collaborazione con Iko Uwais dopo Merantau e lo getta nella mischia, lasciandogli la gestione delle coreografie e protagonismo quasi assoluto in tutte le scene di lotta cui assisteremo. Si tira pochissimo il fiato. Iko Uwais è un portento, prende per il bavero e tiene lì nella mischia, a schivare pugni, calci, proiettili, gomiti, coltelli. I corpi volano contro pareti e mobilio, si spezzano con facilità impressionante. Durissimi gli impatti, il team di stuntmen non avrà avuto vita facile.
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