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Monsieur Lazhar

By catcarl​o on October 2, 2012

Accettare e riuscire a superare la morte improvvisa di una persona cara è un passaggio difficile, se si è poco più che bambini ancora di più. Dovrebbe far tremare le vene e i polsi il tema che questo film canadese tratta sotto l’apparenza, straclassica, del racconto scolastico in cui il nuovo insegnante è, malgrado qualche incomprensione, subito empaticamente vicino ai suoi alunni: con delicatezza e partecipazione, il regista e sceneggiatore Falardeau (sulla base di un testo teatrale di Évelyne de la Chenelière che compare nel ruolo della madre di Alice) vince la sfida di mettere per immagini il dolore che si intreccia alla vita che continua. Non contento, ci aggiunge un altro paio di questioni tutt’altro che irrilevanti, suggerendo domande su quale sia il miglior modo per parlare ai figli e su quanto possa essere difficile la vita del rifugiato politico: eppure il film riesce a mantenere una sua lievità indiscutibile grazie alla capacità di alternare i momenti più duri (lacrimogeni, ma con molto giudizio) a lievi tocchi di sorridente commedia, come la cena a casa di Claire. Al resto contribuisce l’immediata simpatia dei protagonisti, a partire da Fellag ottimo nel restituire le sfumature del suo immigrato algerino Lazhar che si inventa insegnante in memoria della moglie e va a unire il proprio dolore con quello di una classe la cui insegnate si è suicidata. Molto bravi sono anche i ragazzi, che riescono ad evitare i rischi di piacioneria che affliggono sovente i loro coetanei sullo schermo a partire dai due ruoli principali, cioè la strana coppia costituita dalla dolce Alice e dal (finto) reprobo Simon: al limite, una critica che si può fare è quella di un eccesso di buonismo e di maturità nel disegnare i ragazzi, ma nell’economia generale della storia non ha soverchia importanza. In ogni caso, la classe, dopo essersi schiantata su un dettato da Balzac, prende in simpatia quello strambo professore – in originale avrà anche un accento diverso? – che sa far emergere ciò che gli altri vorrebbero sotterrare per sempre: quando, dopo un lungo inverno freddo e nevoso, anche alla periferia di Montreal arriva la primavera gli animi paiono infine rasserenati. Poi è inevitabile che la burocrazia sia implacabile (meno inevitabile è che siano ottuse alcune menti…) e il lieto fine è precluso: la cupa favola-apologo che chiude la pellicola, scritta da Lazhar, rimette in circolo qualche interrogativo e suggella un bel film premiato – fra gli altri allori – dal pubblico a Locarno 2011: giudizio pienamente condivisibile, e lo scrive uno che le storie ambientate a scuola fatica parecchio a digerirle…