
Ispirato al romanzo di Qiu Miaojin, l’enigmatico diario di viaggio di Daphne Lu ipnotizza con il suo turbinio di calchi visivi immersi in una malinconia queer. Mescolando languidi paesaggi naturali e cantieri cacofonici, questa riflessione sul senso di appartenenza sonda le profondità del lutto.